Sono su di un Frecciabianca per Roma dopo cinque settimane trascorse ininterrottamente in Puglia. Non era mai passato così tanto tempo tra un treno e l’altro, perché solo una fortunata serie di imprevisti mi ha permesso di passare così tanto tempo ad Altamura. Quando ci son tornato a fine luglio le temperature ardevano l’aria e il terreno, mentre oggi la città giace sotto folate intense di vento, introducendo l’autunno che avanza a passi svelti. Sarà il clima mite di questa fine estate, ma mi sembra di aver scoperto per la prima volta per me accogliente questa stagione così contrastante, che ha sempre profumato di lunghe giornate noiose - e come ignoravo il valore nobile della noia. Rifuggivo sempre la spiaggia e il mare agostano, e invece quest’anno ho fatto pace con la lenta calura estiva e con il piacere di crogiolarsi sulla riva con gli occhi socchiusi per la troppa luce.
Quest’anno la stagione si è aperta mentre ero immerso nella più intensa relazione della mia vita, in un importante lavoro ministeriale e con Roma affidatami come seconda casa. Ci sono voluti appena due mesi perché tutte e tre le cose evaporassero come una patina di sudore, ritrovandomi con nulla tra le mani e tutto ancora da cercare.
In tante occasioni con gli amici l’ho chiamata ‘’un’estate triste così felice’’. Ho preso a piene mani dal bellissimo titolo del libro di Lorenzo Iervolino dedicato a Sócrates, figura rivoluzionaria, mitologica e fascinosa del calcio brasiliano e del comunismo applicato alla quotidianità. Non ho pensato mai un attimo di rapportarmi all’elegante giocatore e capitano, ma quell’espressione ricoperta di dolcezza e malinconia rappresentava un immaginario in cui è stato così facile ritrovarmi.
Finisce così l’estate triste così felice: su di un treno che mi riporta ancora per pochi giorni a Roma, a un ufficio di cui ho fatto parte con piacere e pur con fatica, a una casa che mi ha accolto con tramonti coloratissimi e che pur non ho riempito mai appieno. Mi è parso di capire che con le città accade come coi corteggiamenti, con le frequentazioni, e alcune felicemente trovano la chimica e il tempismo perfetto per inebriarti, mentre altre passano affrettate difettando di una o dell’altro, lasciandole al più nei panni de ‘’Le passanti’’ cantate da De André. Ha funzionato con Torino e coi due anni intensi della magistrale, non ha funzionato con una Roma tanto monumentale e affascinante quanto patria spaesante per uno spaesato, che l’ha repulsa come ne è stato respinto. Per questo riporto tutto a casa, al luogo in cui più di una cosa suggerisce di poter riempire e tracimare il paesaggio attorno. Altamura come città da riempire senza spaesarsi, da animare con foga.
La foga, l’animazione: è stata l’estate in cui da poche conversazioni con gli amici più cari è nata una piccola rassegna cinematografica nella villetta della mia famiglia. Un esperimento felice che, dopo alcuni anni da comparsa, mi ha permesso di ritrovarmi coprotagonista delle cose attorno, dedicandomi all’egocentrica passione dei discorsi, delle introduzioni e dei riferimenti da lanciare a un pubblico forse interessato e forse annoiato.
Non sembrano finite né la foga né l’animazione che già si ragiona di rassegne musicali e di festival, dopo aver trascorso tante sere in luoghi votati alla musica dal vivo nella provincia di Bari. Ogni concerto mi riempie di due desideri, che sono quello di suonare e quello di far suonare, e se per il primo difetto della capacità, del secondo non manca un po’ di esperienza e una discreta passione. Sembra che da questa estate possano germogliare nuovi progetti, e lo faranno.
Alcuni mesi fa su questo blog scrivevo la breve storia del mio impegno e disimpegno e di un lungo reflusso nel privato cui mi ero costretto dopo la fine della mia esperienza da assessore ad Altamura.
In quest’estate triste così felice le contingenze della vita mi hanno fatto premere un grosso pulsante di reset, che ho colto come l’occasione per prendere il meglio dei primi trent’anni di vita (quasi, insomma) e votare ad esso tutto il tempo che resterà. Nelle cose perse, alcune per necessità e altre per scelta, mi è sembrato di intravedere delle buone ragioni per cui vivere, quindi per cui impegnarmi ancora. Nelle persone perse o trovate, alcune per necessità e altre per scelta, ho scoperto dei buoni modi per impegnarmi e del terreno fertile su cui spargere alcuni buoni semi. Che bello poterli condividere.
Quelli che finiscono su questo Frecciabianca sono i mesi in cui ho fatto pace con l’idea di estate, col sole che cuoce la pelle e con il caldo che ti costringe fortunatamente a oziare. È stata una estate triste così felice, quella in cui intravisto delle buone cose con cui salvarmi la vita.
