Quando prendo il pullman Fal delle 4.30 per Bari, necessario per prendere il treno delle 6 per Roma, mi sembra di entrare in una società segreta millenaria di cui non ho ancora piene credenziali.
Il pullman raccoglie un numero di persone che cresce come fosse la sequenza di Fibonacci. A Grumo, Palo e Modugno tocca i numeri di frequentatori più alti, che sono allo stesso tempo padroni e pivellini della tratta. Sono gli habitué del pullman, quelli che la percorrono quotidianamente per arrivare a lavoro. Presidiano i posti davanti a gruppetti, probabilmente coincidenti con le diverse aziende di appartenenza. Comunicano molto, ma quasi essenzialmente a gesti e con codici ben collaudati, restando quasi in silenzio per non disturbare chi di loro vorrà rubare ancora qualche minuto di sonno.
In fondo al mezzo, si siedono sparuti e soli i più duri abitanti della linea: gravinesi e altamurani, costretti a sveglie precoci e lunghi viaggi, che non si ritrovano in gruppi di appartenenza e che trascorrono quest’ora di viaggio in silenzio assoluto. Non hanno un codice per comunicare e forse non hanno neanche niente da comunicare, svegliandosi tra le 3.30 e le 4.
Da Modugno in poi entrano tutti in silenzio, prossimi all’arrivo alla Mecca barese. Inizia ad esserci la parvenza di un giorno di lì a venire e il breve assonnato rito può terminare, sciolto da un breve saluto all’autista - che conosce tutti e la cui faccia esprime solo la totale assenza di interesse per persone che condividono la sua stessa sorte, quella di chi inizia a vivere prima che il Sole sorga.
Io appartengo al rito notturno raramente e non vanto diritti in questo viaggio, come sancito dalla valigia che mi rende automaticamente un reietto.
Ho iniziato il viaggio alle 4.20, orario in cui mi apposto alla fermata convinto che almeno stavolta il pullman passerà in orario.
Fa freddo, ma un caseificio davanti sta iniziando la sua giornata con molta calma. Qualcuno inganna l’attesa con video (TikTok?) e ride molto nel frattempo.
Anche oggi il viaggio sarà felice.
